La mia fotografia

Chi  esercita un’attività (anche artistica) per realizzare beni  o servizi con il lavoro manuale è un artigiano, quindi il fotografo è un artigiano;  quando un artigiano lavora bene  perché i suoi “maestri  sono stati capaci o perché  si è impegnato a fondo, riesce a produrre beni a regola d’arte, quindi anche un fotografo può fare fotografie a regola d’arte.  Ergo, la fotografia è un’arte,  ma affinchè  raggiunga un  cosi alto titolo bisogna essere veramente bravi.

L’arte  nel suo significato più ampio è quell’attività umana volta a creare forme di alta espressione estetica,  usando abilità innate o acquisite con lo studio o con l’esperienza.  Quindi un fotografo con abilità innate e/o tanta esperienza produce fotografie artisticamente molto valide.

Joseph Nicéphore Niépce
Joseph Nicéphore Niépce

In primis la fotografia fu finalizzata a  riprodurre paesaggi  e architettura (Joseph Nicéphore Niépce) anche perché i tempi di esposizione molto lunghi ben si associavano all’immobilità tipica dei soggetti.  Poi si passò al ritratto delle persone  affinando sensibilità estetica e quindi artistica.  Alcuni di questi fotografi erano stati scultori o pittori convertiti alla fotografia, i quali adottavano le tecniche usate nelle arti “maggior” per creare ambientazioni particolari: tende di velluto, drappeggi ,  luci, fondamentali per dare tridimensionalità ai soggetti  e… “udite udite” per perfezionare la scenografia utilizzavano il “ritocco”, cancellando errori o imperfezioni, ammorbidendo dove sembrava troppo duro ecc.  Un’eresia  per gli ortodossi della fotografia,  i quali la ritenevano  uno specchio fedele della realtà, al contrario di chi la voleva più flessibile per meglio realizzare progetti artistici precisi.

La fotografia con il passare del tempo diventò  sempre più complessa, non tanto per il mezzo tecnico, ma soprattutto  per le scuole di pensiero via via emergenti.  Per fare un pò di ordine prendo in prestito la nomenclatura che caratterizza la storia della pittura, arte sublime e molto vicina alla fotografia.

Impressionismo  legato alla realtà esteriore, con particolare attenzione alla luce che si riflette nell’occhio e quindi al colore, alle sue variazioni, allo scopo di rendere piacevole la vista dell’osservatore. Uno sguardo superficiale,  ma che ne produceva  beneficio e anche ottimismo. Diverso è l’espressionismo il quale, all’opposto,  rifiuta il bello fine a se stesso, ma ricerca  l’interiorità più profonda dell’anima;  i suoi dipinti non sono belli anzi oserei dire brutti, perché vedevano l’animo umano triste e  cupo,  riflettendo sulla pittura questo sentimento.

Fotogiornalismo o reportage possono essere accostate ad uno stile espressionista,  dove la ricerca del bello è superflua, non è ne il fine ne il mezzo, non serve, anzi va in contrapposizione al messaggio che si vuole dare,  di solito  triste e drammatico,  ed è appunto l’espressione di ciò che vede e sente. Oltremodo queste difficili  fotografie devono essere assolutamente realistiche, e qui troviamo il “realismo fotografico” che è come vedere attraverso una finestra, rappresentazione e non interpretazione.

Io che sono una persona individualista, nella fotografia   paesaggistica abbraccio totalmente l’impressionismo, interpreto la realtà dal mio punto di vista, privilegio gli effetti della luce piuttosto che la scena, le mie immagine con tutta l’umiltà possibile devono suscitare emozioni, emozioni certamente superficiali  ma che portano a pensare al bello, all’ottimismo.

Valtereos Paesaggio
Valtereos Paesaggio

Le mie foto non scrivono romanzi, non ne sarei capace, ma in quell’attimo creo paesaggi  evanescenti,  quasi irreali,   il colore è il soggetto e non la scena ripresa;  esse infatti non hanno titolo.

Ultimamente si sta affermando un nuovo approccio alle immagini, spesso chiamato contemplativo  o “zen”,  il quale con l’aiuto della concentrazione o meditazione rimuove  tutte le barriere che ostacolano o confondono la visione,  stimolando il percorso fotografico con nuova creatività.

Questa forma di Buddismo nata nel  corso del primo secolo in Cina, si è poi diffusa in Giappone,  più come una esperienza che come  processo intellettuale;  essa  tende a  toccare il cuore del soggetto e per riuscirci bisogna estraniarsi dal resto, senza confusione e la meditazione dovrebbe aiutare.

Negli anni  ’60, ’70 e parte degli ’80, periodo d’oro della fotografia, il confronto e la conseguente competizione qualitativa tra professionisti mirava a creare l’immagine  “sempre più bella sempre più giusta sempre più buona”.  Al contrario oggigiorno una diffusione massiccia e non pienamente consapevole di miliardi di immagini porta ad una assuefazione tale da confondere qualità con quantità (zen docet) e a un lento e inesorabile declino.

Il parametro economico è l’ obiettivo prevalente, in quanto l’opera di un professionista ha un costo decisamente superiore  alle immagini scaricate quasi gratuitamente dal  web ;  ci stiamo abituando a bere vino di scarsa qualità e con il tempo non sapremmo più gustare un buon Brunello di Montalcino, peccato. Assieme  al web  il digitale ha suggellato questo appiattimento generale della qualità fotografica, certamente  semplificando  e migliorando  tanto il nostro lavoro, il “problema”  e che è molto difficile trovare fotografie degne,  anche se ovviamente  ci sono.

Ogni fotografo professionista o dilettante che sia dovrebbe perseguire sempre questo obiettivo:

Sempre più  belle sempre più  giuste sempre più buone.

E chiaro che è impossibile fare una fotografia con tutti e tre i termini quindi ognuno sceglie la propria strada.

La  fotografia  Giusta   segue categoricamente e fedelmente la rappresentazione scenica , non comprende virtuosismi effimeri e  fantasia: solo la realtà, la più accurata possibile, sia nella forma che nei colori, la troviamo nei  cataloghi, nello still-life, nell’astronomia ecc.. In questa disciplina il mezzo fotografico e la sua conoscenza tecnica sono  fondamentali;  un genere fotografico molto dispendioso, perché pretende  la massima qualità allo stato dell’arte.

La buona  fotografia  oltre il soggetto  visualizza anche lo sfondo che interagisce con lo stesso, richiamando l’osservatore a focalizzare anche i particolari della scena, qui l’importanza primaria non è l’estetica ma il pensiero, il messaggio che si vuole dare, che di solito per aver maggiore risonanza e incisività ritrae contesti difficili ,  pericolosi, situazioni sociali tese ed esplosive.  Fotografie storiche delle guerre, reportage appunto. Possiamo ricordare la fotografia Concettuale, un’arte fondata sul pensiero e non sull’equivoco piacere estetico che illustra un’idea appellandosi anche a simbolismi e che, pertanto, viene interpretata dall’osservatore in modi diversi in base alla propria concezione dell’arte.

Infine la Bella fotografia, dove l’eleganza del soggetto o dei soggetti deve soddisfare l’aspettativa visiva, l’appetito dell’occhio, in questo caso  molto pretenzioso e soggettivo, la quale vuole trasmettere all’anima solo informazioni  di equilibrio e armonia, la bellezza è al centro dell’interesse  le cui risposte dell’osservatore sono sempre soggettive. Per creare queste forme armoniose perfettamente bilanciate all’interno della fotografia   i soggetti ripresi dovrebbero disporsi su linee ben precise e conosciute fin nell’antichità,  la “sezione aurea” o “proporzione divina” dove lo sviluppo di questa linea aumenta proporzionalmente includendo in questo virtuale percorso il soggetto il quale, se posto ordinato in base allo schema, acquista equilibrio. Più semplice capire e mettere in pratica è la regola dei terzi, un accorgimento anch’esso utilizzato per secoli  dai pittori e tutt’ora in uso, si tratta di dividere l’immagine in terzi e inserire  il soggetto in uno dei punti di intersezione di queste linee immaginarie, per ottenere immagini più dinamiche e armoniose nel suo insieme, inoltre le linee orizzontali aiutano a porre l’orizzonte nel modo corretto per dare più importanza o al cielo o al paesaggio.

Ma perché ho scritto tutto questo in un contesto che si occupa di fotografia commerciale?  Per me la fotografia commerciale vuole dire avere clienti che mi permettono di sviluppare nuove idee e nuove forme di ricerca sfruttando ciò che la tecnologia mi mette a disposizione, andare oltre le pose classiche o moderne, sfruttarle in locations dove la luce viene modificata con un approccio giovane e moderno, usare i flash di giorno trasformandolo  in crepuscolo, nascondendo importanti dettagli nelle ombre oppure esaltandoli con un semplice ma efficace raggio di luce.  Il/la modella esce dal colorato crepuscolo immersa in una luce improbabile, e  tutto questo può non piacere, ai fedelissimi dei canoni estetici classici, ma può sicuramente meravigliare.

Le mie foto pubblicate

In questi anni alcune mie foto sono state pubblicate su riviste specialistiche, ecco degli esempi.